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Il mare in un angolo

La necessità di far rientrare un’immensità di emozioni e impressioni nelle parole, lasciate sul foglio da quell’inchiostro liquido paragonabile talvolta al nostro sangue. Ecco, questa mi è parsa la prima necessità di Pasquale Sellitto, nella stesura della sua raccolta esordio di poesie “Il mare in un angolo”. Un libro che mette a nudo (come direbbe il celebre poeta Wordsworth) tutte le prime impressioni, navigando pienamente in quella che è la prima immaginazione del mondo, traslandola nell’intensità dei suoi versi. L’autore, con stile ermetico prettamente ungarettiano, celebra ed esalta temi a lui tanto cari, quali: il mare che tutto svela e tutto porta con sé; l’amore che, su parere virgiliano, vince su ogni cosa; la vita in tutte le sue sfaccettature, prediligendo il quotidiano fatto di piccole cose; il dolore che ha sempre con sé un valore hegeliano di antitesi per una sintesi fatta di rinascite ed infine il tempo, che sfugge inesorabile ma sa arrestarsi nella bellezza della poesia.

Diversi i riferimenti letterari: il già citato Ungaretti, Montale, San Francesco. La necessità dell’autore è stata proprio quella di cogliere l’istante (“impallidisce / l’istante sprecato / dall’esangue volto”) e riportarlo sul foglio: “Nel nevrotico quotidiano / dei giorni abbacinanti / una segreta alchimia / di finte chimere / e parole vere”. Quella dell’autore è una piacevole lettura caratterizzata da un’immediata riflessione data la brevità del testo, che esorta però a una rilettura per scorgerne meglio il significato. La stessa “brevitas” arriva così rapida al lettore da lasciarlo quasi inerme, come spiazzato dall’arrivo di tanto “mare” pronto a colpire un solo “angolo” del corpo: il cuore.

Un libro nuovo ma con temi tradizionali, una contemporaneità che porta alla luce gli “amati sogni” di un romanticismo passato, un sogno per l’autore divenuto realtà.

Carla Caputo

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