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L'Arte a Napoli - La scuola di Posillipo

Sin dalla metà del XVIII secolo, nell’Italia meridionale la pittura di paesaggio fu esercitata da una folta schiera di artisti che trovarono in questo genere pittorico motivo di sopravvivenza. Il tutto nacque grazie al mercato dei turisti stranieri che, soprattutto dopo la scoperta degli scavi di Pompei ed Ercolano, inclusero la Campania tra le tappe obbligate del Grand Tour e, quando la vacanza finiva, amavano ritornare a casa portando come souvenir una veduta di Napoli o delle isole del Golfo. Agli inizi dell’800 questa tradizione si rinnovò profondamente in senso romantico grazie all’influenza di molti pittori stranieri, tra cui Turner e lo stesso Corot che stazionarono a Napoli per lunghi periodi, attirati dalla dolcezza del clima e dalla bellezza dei paesaggi campani. E’ proprio nell’atelier di un paesaggista olandese, Anton Sminck van Pitloo (Antonio Pitloo), che, intorno agli anni 20, si ritrovò un gruppo di giovani pittori desiderosi di innovare la pittura paesaggistica di tradizione partenopea attraverso una resa più moderna e lirica, in sintonia con le ricerche romantiche d’oltralpe. Ne venne fuori una pittura spontanea, eseguita dal vero con le tecniche più disparate: dalla tempera, all’olio, all’acquarello, realizzate su tela o su materiale di recupero, come legno, carta o cartone. Pertanto i pittori accademici, legati agli schemi neoclassici, dediti a dipingere su tele di grandi dimensioni, trovarono ridicole e “turistiche” queste vedute realizzate in tono minore con linee prospettiche imprecise, e indicarono come Scuola di Posillipo questo gruppo di pittori, associando al termine un significato dispregiativo. Succede, invece, che quelle piccole opere che rappresentano la bellezza del territorio campano con vedute di paesaggi incantati, scorci di spiagge dorate, movimentate e spontanee scene di vita quotidiana, prendono forza e integrano prepotentemente la cultura napoletana incontrando il favore non solo dei turisti, che vengono ad acquistare i quadri da ogni parte di Europa, ma anche dell’aristocrazia e dalle case regnanti italiane e straniere. Il merito principale dei pittori della Scuola di Posillipo fu quello di non accontentarsi mai dei risultati raggiunti: la loro ricerca era continua. Visitavano gli atelier dei pittori stranieri residenti a Napoli o a Roma, visitavano mostre e alcuni di loro si recarono in Francia e in Inghilterra per osservare da vicino la produzione dei grandi paesaggisti romantici, altri arrivarono fino in Oriente per captare nuova linfa vitale al movimento. La personalità di maggior spicco della scuola fu Giacinto Gigante che, specialmente con la tecnica dell’acquerello, raggiunse risultati eccelsi guadagnandosi il favore dell’aristocrazia locale ed estera, in particolare quella francese e russa. La pittura di Giacinto Gigante, pur essendo simile nei soggetti a quella degli altri membri della scuola, fu molto differente nella realizzazione. Egli superò il limite dato dalla veduta senza tradirlo, e, pur rendendolo riconoscibile, lo arricchì del tocco lirico e creativo della sua fantasia. Nonostante la ricchezza di suggestioni immaginarie, le sue realizzazioni paesaggistiche hanno una costante chiarezza naturalistica e non scadono mai nel retorico e nello scenografico.

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